La mia urgenza per una storia. Immagini in cerca di racconto, tra la visione e l’emozione
Appartengo alla Generazione X. Ho avuto il privilegio di scoprire il mondo attraverso la lente fin da bambino, un approccio fatto di attesa e di scatti ponderati che ha plasmato il mio modo di vedere. La fotografia non è mai stata per me un hobby passeggero, ma un istinto, un modo primordiale di registrare il mondo.
La mia attrezzatura riflette la mia filosofia: scatto con varie macchine fotografiche, dalle digitali a quelle istantanee, e non mi faccio alcun problema a scattare con il telefono. Lo strumento è secondario; l’importante è l’urgenza di catturare. Spesso, infatti, preferisco una foto “sporca” o imperfetta a un’immagine preparata meticolosamente a tavolino.
Se cercate in queste pagine un’etichetta o uno stile coerente, rimarrete delusi. Non ho uno stile prestabilito perché il mio modo di scattare è indissolubilmente legato al momento esatto in cui lo faccio e allo stato d’animo che mi attraversa. Ogni scatto è un tentativo onesto e viscerale di rappresentare la realtà che mi circonda filtrata dalle sensazioni e dalle emozioni che provo in quell’istante. È ovvio che ciò che mi muove oggi può essere radicalmente diverso da ciò che mi muoveva anni fa. La mia fotografia è una cronaca visiva e mutevole del mio sentire nel tempo.
Viviamo in un’epoca di saturazione sensoriale. Bombardati da miliardi di stimolazioni visive – scroll infiniti, video che si auto-riproducono – la capacità di soffermarsi su un’immagine fissa è diventata un lusso, quasi una forma di resistenza. Sono convinto che, in un certo senso, la fotografia stia per morire. Questa “morte” non è tecnica, ma concettuale: tra fotoritocchi spinti e le capacità sbalorditive dell’Intelligenza Artificiale, l’immagine non è più un testimone della realtà, ma una sua simulazione perfetta.
E qui risiede la mia sfida: la fotografia, per me, è l’ultima ancora di salvezza per l’autenticità. È un atto di ribellione silenziosa contro il caos visivo. In un mondo che ci spinge a guardare oltre l’immagine, io vi invito a guardare dentro l’immagine, a cercare la traccia umana, l’emozione vera. L’immagine fissa è uno spazio di meditazione, un invito a sentire prima ancora che a vedere.
Spero che questa selezione di scatti vi offra non solo un panorama del mondo, ma un frammento della mia continua e disorganica ricerca di verità emotiva in un’epoca di costante, bellissimo inganno.